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LA FORZA SUADENTE DEL CACC’ E MMITTE DOP: I MONTI DAUNI DEL VINO

Nella terra del vino rosso Cacc’e Mmitte DOP sui rilievi e il verde dei Monti Dauni: un percorso tra la storia e i profumi di Lucera, Troia e Biccari

Il vino dei Monti Dauni si chiama Cacc’e Mmitte che significa “Togli e metti”. Pare che il nome di questo vino rosso derivi dall’usanza di spillarlo direttamente dalla botte e versarlo nel bicchiere. Il territorio della Denominazione di Origine Protetta comprende tre paesi dell’area dei Monti Dauni, come viene definita l’ultima propaggine dell’Appennino conosciuto anche come Subappennino Dauno. 

Il primo, quello da cui la DOP Cacc’e Mmitte prende il nome, è Lucera, città dal grande passato. Se Castel del Monte fu per Federico II l’emblema della corona imperiale, il maniero di Gravina il suo giardino di delizie, il castello di Gioia del Colle testimone del suo amore per Bianca Lancia, il palazzo imperiale di Lucera rappresentò la sua roccaforte, difesa dai saraceni, sue predilette guardie del corpo.

Infatti, nella “Luceria Saracenorum”, come si chiamava nel Medioevo, fece giungere gli arabi dalla Sicilia, dando loro la possibilità di autogovernarsi, erigendo moschee e usando la loro lingua e i loro costumi. Tutto fu, poi, cancellato dagli Angioini che distrussero il castello dello Svevo, sostituendolo con la loro fortezza dalle alte mura e dalle torri circolari. La grande moschea fu trasformata in cattedrale dalle forme gotiche, come quelle della chiesa dedicata a San Francesco Antonio Fasani, il minore conventuale che Giovanni Paolo II fece santo nel 1985.

Nel settecentesco Palazzo Cavalli Nicastri sono conservate le testimonianze archeologiche a partire dal Neolitico, mentre simbolo della Lucera romana è il grande anfiteatro fatto costruire dal magistrato Marco Vecilio Campo in onore di Ottaviano Augusto. Una chicca si trova nel Palazzo Mozzagrugno, sede della Casa Comunale: il piccolo Teatro Garibaldi decorato da artisti napoletani che ispirarono gli stucchi del Politeama Petruzzelli. 

Da Lucera, oggi famosa per olio e vino e per la coltivazione del peperone dal caratteristico corno a tre punte, non è lontana Troia, con la sua splendida Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta. Un vero capolavoro in stile romanico dell’XI secolo con il suo rosone unico al mondo dagli 11 raggi che sembra una finissima trina ricamata nella pietra e incastonata in una facciata in cui spiccano le due porte di bronzo di Oderisio da Benevento: la Porta della Prosperità e la Porta della Libertà. Fiore all’occhiello del Museo del Tesoro della Cattedrale sono i 3 Exultet, rotoli di pergamena dell’XI e XII secolo in cui sono vergate e miniate a mano verità teologiche.

Biccari completa questo giro del Subappennino Dauno. La cittadina presenta un centro storico ben tenuto con una caratteristica forma a fagiolo. Importante arteria di collegamento fra l’Irpinia e la Daunia sviluppa in alto la sua parte più antica e si raccoglie intorno alla Torre Bizantina. Passeggiando tra le strette stradine è impossibile resistere al profumo del pane e della Pizza a furn apijert De.Co. di antica tradizione biccarese, spennellata con olio e spolverata con aglio, origano, sale e peperoncino. Basta poi una passeggiata verso il Monte Cornacchia, il più alto di Puglia, e il lago Pescara per smaltire percorrendo i sentieri attrezzati per il trekking e quelli del Parco Avventura.